Quelli che volevano solo giocare

Noi volevamo soltanto giocare, per tutta la vita, senza smettere mai. E invece c’è sempre un fischio finale. Tito e Vuja, storie diverse. Dolori profondi, ferite. Siamo i soliti, amiamo questo gioco e soffriamo quando se ne va uno di noi. E non supereremo mai questa fase. Vujadin Boskov, poi, l’abbiamo conosciuto bene. Era il cielo di Genova, soprattutto, le notti ventose di macaia, Vialli, Mancini, lo scudetto impossibile, lettera da Amsterdam, Paolo Mantovani. Era l’ironia del pallone, la Gialappa’s, il campionato più bello del mondo, il non-senso che diventa aforisma, filosofia. Una risata. Un’altra, ancora. Le cene da Carmine a Quinto, una tartare di tonno stupefacente e il mare davanti. Praticamente, il Paradiso. di Pierluigi Pardo
24 AGO 20
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Noi volevamo soltanto giocare, per tutta la vita, senza smettere mai. E invece c’è sempre un fischio finale. Tito e Vuja, storie diverse. Dolori profondi, ferite. Siamo i soliti, amiamo questo gioco e soffriamo quando se ne va uno di noi. E non supereremo mai questa fase.
Vujadin Boskov, poi, l’abbiamo conosciuto bene. Era il cielo di Genova, soprattutto, le notti ventose di macaia, Vialli, Mancini, lo scudetto impossibile, lettera da Amsterdam, Paolo Mantovani. Era l’ironia del pallone, la Gialappa’s, il campionato più bello del mondo, il non-senso che diventa aforisma, filosofia. Una risata. Un’altra, ancora. Le cene da Carmine a Quinto, una tartare di tonno stupefacente e il mare davanti. Praticamente, il Paradiso.

C’è qualcosa di dolorosamente simbolico anche nella fine di Tito Vilanova, proprio nei giorni della sofferenza calcistica del suo Barça. Ma sono suggestioni giornalistiche spudorate. E’ quasi osceno cercare una sintesi, mettere insieme vertigine e metafora della fine. La crisi del Tikitaka di fronte alla morte di un uomo di 45 anni è solo un dettaglio piccolo.
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Balotelli intanto si è incartato ancora, in diretta tv, addirittura. Il colpo di genio sarà sempre dietro l’angolo per quelli come lui. La continuità, invece, un miraggio. Rischia la maglia da titolare in Brasile, dicono. Quella che Renzi ha deciso di perdere per la Partita del cuore. Con sommo dolore, visto che a Firenze aveva organizzato tutto lui. E quello che voleva, anche solo una notte, era giocare. To play. Come quando suono per te, o sento il vento che monta nelle notti di maestrale. O ripenso ad Ayrton. A vent’anni fa, quando giovani eravamo per davvero, a Valle Giulia, con l’SH ammaccato, le ruote piccole tra le rotaie, i tuoi pollici sghembi, i capelli corti.
E tutto, davanti, sembrava possibile.
di Pierluigi Pardo